Ricerca-Azione | Agroecologia e sperimentazione

Transizione ecologica e tessile a km 0: il modello rigenerativo della Tenuta Scarascia in Puglia.

1: Pianificazione: prima fase della ricerca-azione

Lavoro in gruppi e focus group del giorno 1

Azienda analizzata

Abstract

L'azienda sperimentale pubblica del CREA, "Maria Elisa Venezian Scarascia" di Rutigliano (BA), rappresenta un laboratorio fondamentale per lo sviluppo di pratiche agricole sostenibili nel contesto rurale pugliese. Oggi, l'agricoltura del Sud Italia si scontra con l'impatto dei cambiamenti climatici, palesato da scarsità idrica, suoli poco profondi, povertà di sostanza organica ed erosione. A questi megatrend si somma una fragilità economica legata alla dipendenza da input chimici e agli elevati costi di manodopera che, storicamente, uniti all'avvento delle fibre sintetiche, hanno portato alla scomparsa della coltura del cotone in Italia.
In piena sinergia con le sfide e gli obiettivi di innovazione e transizione ecologica della PAC 2023-2027, la Tenuta risponde con il progetto privato "Apulian Regenerative Cotton". La sfida centrale abbraccia la tripla transizione: ecologica, tecnologica e socio-generazionale. Dal punto di vista agroecologico, l'azienda coltiva cotone certificato "rigenerativo" consociato a specie arboree (fico, melograno, carrubo) e sfrutta colture di servizio come il favino per l'azotofissazione (rilasciando circa 250 kg di Azoto per ettaro), riducendo l'inquinamento da nitrati e ottimizzando l'irrigazione tramite sistemi "smart".
Nonostante il successo agronomico, l'analisi evidenzia una criticità nella mancanza di una solida rete territoriale. Pertanto, l'obiettivo trasformativo è l'evoluzione del modello in un distretto agricolo-tessile-culturale a km 0. Questa soluzione punta a unire l'innovazione consorziata per ammortizzare i costi tecnologici con il recupero delle identità tradizionali, come l'antica arte della tessitura. Il fine ultimo è generare un'economia rurale distribuita che contrasti l'abbandono delle campagne, creando nuove filiere locali e rafforzando la comunità.

Domande di ricerca

1. Qual è la motivazione che ha spinto il centro di ricerca ad accettare la collaborazione con l'azienda?
2. Esiste un vincolo verso l'azienda promotrice o c'è un risvolto di ricerca anche per altre aziende?
3. Il capitale investito per la ricerca risulta sufficiente?
4. Qual è la certificazione per il cotone che producete?

2. Azione: seconda fase della ricerca-azione

Riportare i dati del questionario compilato durante la field visit

Evidenze raccolte sul campo

La study visit presso la Tenuta Scarascia ha evidenziato il ruolo dell’azienda come centro sperimentale pubblico del CREA, dedicato a supportare le attività di ricerca agronomica. Essa si inserisce in una rete interregionale di eccellenza che comprende diverse aziende con specializzazioni complementari, tra cui prove di lungo periodo, agroforestazione, agricoltura biologica e agroecologia.
La tenuta si estende su 20 ettari e, dal 2023, ha avviato una coltivazione sperimentale di cotone. Dal punto di vista agronomico, l’introduzione del favino come coltura di servizio consente un apporto naturale di circa 250 kg/ha di azoto, sufficiente a coprire il fabbisogno nutrizionale del cotone, riducendo la necessità di fertilizzanti chimici. L’azienda si distingue per l’adozione di pratiche di agricoltura rigenerativa e agroecologica, tra cui la consociazione del cotone con specie arboree (fico, melograno, carrubo, gelso e pioppo). Il fico, ad esempio, è gestito con la tecnica del cordone speronato per migliorare l’efficienza operativa e la sicurezza durante la raccolta. Sono inoltre utilizzate colture di copertura azotofissatrici per limitare l’inquinamento da nitrati e migliorare la fertilità del suolo.
Sul piano tecnologico, sono in corso sperimentazioni su smart irrigation, monitoraggio delle emissioni di gas serra nel suolo e prove agronomiche su altre colture, evidenziando un approccio integrato e innovativo.
Uno dei principali punti di forza è il progetto “Apulian Regenerative Cotton”, finanziato da un promotore privato che garantisce il ritiro del prodotto certificato, assicurando sostenibilità economica. Rilevante anche la gestione della biodiversità e delle risorse umane, orientata alla stabilità occupazionale. Tuttavia, permangono criticità legate agli elevati costi e alla fatica della raccolta manuale, fattori storicamente responsabili del declino della coltivazione del cotone in Italia, accentuato dalla concorrenza delle fibre sintetiche e dei mercati esteri basati su agricoltura intensiva.
Infine, la tenuta opera all’interno di un sistema di ricerca-azione territoriale, con l’ALSIA come principale partner istituzionale e un soggetto privato come stakeholder commerciale, evidenziando un modello collaborativo tra ricerca, istituzioni e filiera produttiva.

3.Osservazione: terza fase della ricerca-azione

Riportare i dati del quadro logico

Contesto

Il progetto CREA presenta una solida impostazione rispetto ad alcuni pilastri della PAC, in particolare innovazione tecnologica e transizione verso pratiche ecologiche e rigenerative, senza criticità legate al ricambio generazionale poiché di natura pubblica. Tuttavia emerge una debolezza sul piano organizzativo e relazionale: manca la capacità di costruire una rete territoriale strutturata, nonostante il potenziale per assumere un ruolo di leadership regionale. Ciò è dovuto sia ai limiti intrinseci della ricerca, sia all’assenza di un tessuto connettivo maturo e alle difficoltà di comunicazione e trasferimento dei risultati tra stakeholder con linguaggi e interessi diversi. Questa criticità incide direttamente sull’impatto del progetto sul territorio e sulle comunità locali.

Obiettivo di cambiamento

Il risultato da noi è auspicato è quello di, partendo da un sistema vincente di gestione integrata delle risorse naturali, delle infrastrutture ecologiche e di pratiche agronomiche rigenerative che ha già dato e sta continuando a dare i suoi frutti, ampliare ciò tramite approcci multidisciplinari che rafforzeranno l’intero sistema socio-culturale, oltre che agricolo, locale. Con effetti più o meno diretti di ciò, legati sia a un’ottica economica, con un’aumento occupazionale e del valore territoriale, sia più a tutto tondo sull’identità delle comunità rurali del territorio. Dunque fare in modo che un modello positivo e innovativo agricolo, porti benefici anche nel strutturarne uno a livello sociale, in grado di ispirarsi e prendere valore da tradizioni locali e rivitalizzarle in nuovi aspetti, creando così un prolifico sistema che si inserisca e continui a vivere in maniera autosufficiente nel territorio, come rete tanto di rappresentanza quanto di supporto concreto.

Strategia

Un progetto di ricerca come questo gode di grande flessibilità: può diversificare, sperimentare e permettersi errori senza dipendere economicamente dalla produzione. Ciò ha generato un ampio patrimonio di dati e risultati che dimostrano la replicabilità e scalabilità del modello innovativo proposto. Tuttavia, proprio per la sua natura sperimentale, l’azienda non può applicarlo direttamente su larga scala. La strategia proposta è quindi la creazione di una rete agricola locale che valorizzi tali risultati, con l’obiettivo di sviluppare una filiera del cotone pugliese e diffondere pratiche di agricoltura rigenerativa e agroforestazione. Per farlo in modo strutturato, si prevede la nascita di un distretto agricolotessile-culturale basato su consorzi e cooperative, coinvolgendo tutta la comunità locale, dalla produzione alla trasformazione e commercializzazione, unendo tradizione e nuove narrazioni condivise.

Azioni

Le azioni proposte si basano su un approccio integrato che combina il recupero delle tradizioni locali con innovazione tecnologica e cooperazione territoriale. Da un lato, si punta a riscoprire pratiche culturali ormai quasi scomparse, come la tessitura, riattivandole attraverso iniziative artistiche, sociali e museali che valorizzino la memoria storica della coltivazione del cotone e dei suoi rituali comunitari. Questo processo coinvolge diverse generazioni e può essere sostenuto da realtà già attive come la Fondazione “Le Costantine”, eccellenza nella tessitura tradizionale e nella promozione sociale.
Parallelamente, si prevede lo sviluppo di una rete agricola estesa, coinvolgendo agricoltori, associazioni e attori locali per sperimentare su più terreni pratiche innovative e sostenibili, con ricadute non solo economiche ma anche sociali, culturali ed educative, includendo turismo e attività artistiche.
Un elemento chiave è la creazione di un consorzio di produttori, utile a definire standard qualitativi e produttivi, facilitare l’accesso al mercato e consentire investimenti condivisi in tecnologie avanzate, superando i limiti strutturali delle singole aziende. Questo modello si inserisce nella visione più ampia di un distretto agricolotessile locale, capace di sviluppare una filiera del cotone completamente a km0, evitando l’esternalizzazione delle lavorazioni e rafforzando l’identità produttiva pugliese.
Infine, risulta fondamentale la divulgazione: sia tecnica, per attrarre nuovi attori nella filiera, sia più accessibile, per sensibilizzare il pubblico sui valori della sostenibilità e della rete PAC. Attualmente tali attività sono ancora limitate, nonostante il supporto di ALSIA, ma rappresentano un passaggio cruciale per ampliare e consolidare la rete territoriale.

Fattori esterni

Il progetto si confronta con criticità ambientali rilevanti, tra cui erosione del suolo, scarsità idrica e rischio di intrusioni saline. Un aspetto chiave riguarda la capacità di integrare innovazione tecnologica e tradizione culturale in modo equilibrato. Inoltre, risulta centrale il ruolo della promozione e del branding per rafforzare la competitività del modello. Il turismo esperienziale rappresenta una possibile leva di diversificazione, mentre la partecipazione a bandi e reti collaborative può sostenere lo sviluppo territoriale. Rimane cruciale la capacità di trasferire i benefici del progetto alle comunità locali.

4. Riflessione: quarta fase della ricerca-azione

Compilazione sul sito post mini camp

Risorse necessarie e possibili fonti di finanziamento

Lo sviluppo del distretto richiede un'architettura finanziaria coerente con la natura pubblica della Tenuta Scarascia del CREA, che opera come infrastruttura statale di supporto scientifico e non come beneficiario diretto di incentivi pubblici. La stazione sperimentale mette a disposizione i suoi 20 ettari e dotazioni uniche tra cui sistemi di smart irrigation, tecnologie per il monitoraggio dei gas serra nel suolo e la rete interregionale con Bari, Lecce e Metaponto da integrare con impianti industriali di sgranatura consortili finanziati da privati. Le risorse umane uniscono ricercatori, tecnici ALSIA, operatori stabili e le artigiane della Fondazione Le Costantine. Il flusso finanziario per la produzione agricola si focalizza sul modello virtuoso già attivo del progetto "Apulian Regenerative Cotton", dove fondi privati garantiscono il ritiro del cotone certificato, affiancati dai bandi regionali CSR/PSR per i partner agricoli.

Impatto atteso

Le strategie suggerite da parte nostra in merito al tema-problema da noi riscontrato (impatto sul territorio e sulle comunità locali), hanno il merito e le potenzialità di coniugare e correlare al meglio gli aspetti ambientali, economici e sociali.
Difatti attraverso la ricerca scientifica dell’azienda, l’obiettivo è quello di sfruttare i benefici di una produzione innovativa ed ecologica per creare una rete locale che permetta sotto vari, diversi aspetti di riportare centralità nella regione a una filiera che permetta di creare un’identità condivisa, nuova ma basata in primis su tradizioni che si stavano perdendo, e di conseguenza poter aprire nuovi sbocchi a livello commerciale ed economico, che portino appeal anche a quelle persone generalmente più distanti dal settore agricolo, come donne e giovani.

Replicabilità della soluzione

La soluzione proposta è altamente replicabile. Il modello sviluppato dal CREA dimostra l’adattabilità della coltivazione del cotone rigenerativo al contesto pugliese e la sua scalabilità su aziende di diverse dimensioni. La replicabilità è inoltre favorita da un approccio partecipativo e dalla possibilità di integrare progressivamente nuovi attori nella filiera.

Riflessione sul metodo

L'esperienza di ricerca-azione ha evidenziato come l'approccio agroecologico della Tenuta Scarascia risponda efficacemente alle sfide ambientali e di mercato. La scoperta più significativa risiede nel potenziale della consociazione agroforestale, dove la scelta della forma d'allevamento del fico a cordone speronato dimostra come l'innovazione tecnologica debba e possa migliorare l'ergonomia del lavoro manuale. La principale criticità metodologica riscontrata riguarda la decodifica dei costi elevati e della fatica legati alla raccolta, fattori storici che determinarono l'abbandono della coltura a favore delle fibre sintetiche. Ha funzionato l'integrazione di un promotore privato che garantisce la sostenibilità economica della sperimentazione mediante il ritiro totale. Nel metodo, cambieremmo l'approccio iniziale introducendo fin da subito l'ingegneria meccanica per testare soluzioni di raccolta agevolata in campo.

Lezioni apprese e limiti dello studio

Lo studio evidenzia che la transizione ecologica è sostenibile solo se supportata da un mercato garantito e da una stabilità contrattuale, come dimostrato dal ritiro della materia prima condizionato alla certificazione rigenerativa. La lezione cardine mostra che la fertilità biologica dei suoli può essere totalmente autosufficiente grazie alle colture di servizio azotofissatrici. Tra i limiti intrinseci emerge la forte dipendenza iniziale dalla manodopera e il vincolo dei costi di raccolta, che espongono la filiera nazionale alla competizione asimmetrica dei mercati intensivi esteri. Inoltre, l'efficacia dei sistemi di smart irrigation e di monitoraggio dei gas serra richiede una validazione di lungo periodo all'interno della rete interregionale del CREA, per misurare la reale resilienza dei sistemi colturali mediterranei di fronte ai cambiamenti climatici e alle fragilità storiche del suolo.

5. Materiali e documentazione

Intervista

Fotogallery

Dataset questionario

Foto cartelloni

6. Gruppo di lavoro

Composizione del gruppo

RegioneAteneoNomeCognomeFunzione
CalabriaUniversità degli Studi Mediterranea di Reggio CalabriaMaria AssuntaMazzacuvaReferente google moduli
PiemonteUniversità degli Studi di TorinoClarissaBondesanReferente google moduli
PugliaUniversità del SalentoPietroSavioliPortavoce
CampaniaUniversità degli Studi della Campania Luigi VanvitelliSimoneContinoFoto e video
SiciliaUniversità degli Studi di PalermoGioacchinoGianconeCompilazione cartellone
AbruzzoUniversità degli Studi di TeramoMatteoScibiliaFoto e video
MoliseUNIMOL – Università degli Studi del MoliseFrancescoCircelliCompilazione cartellone

Validazione elaborato da parte del docente/tutor

RegioneAteneoNomeCognomeRuolo
CalabriaUniversità degli Studi Mediterranea di Reggio CalabriaBrunoBernardiCoordinatore
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